Scrittore ed Editor
C’è una parola che ritorna spesso, quasi ossessivamente, nelle pagine di Identità nascoste: ritmo. Non è soltanto il ritmo della narrazione — secco, martellato, senza sbavature — ma quello più profondo della guerra contemporanea, scandita da movimenti impercettibili, da decisioni prese in meno di un secondo, da un silenzio che vale quanto un’esplosione. Il romanzo di Patrick Celeghin e Carlo Santi si inserisce nel solco del military thriller, ma se ne distacca per una scelta tanto radicale quanto coerente: rinunciare allo spettacolo per inseguire la precisione. Qui non c’è epica, non ci sono eroi nel senso tradizionale, e soprattutto non c’è compiacimento. C’è invece la ricostruzione minuziosa, quasi chirurgica, della vita operativa di un uomo — “Ombra” — e del suo gruppo, attraverso teatri bellici che vanno dall’Afghanistan al Kosovo, fino al Golfo.
Fin dalle prime pagine, ambientate in una gola afghana dove un convoglio cade in un’imboscata, si capisce che non si tratta di un romanzo che vuole sedurre il lettore con colpi di scena, ma di uno che intende immergerlo. La scrittura è asciutta, priva di concessioni, fatta di frasi brevi e dialoghi tecnici che sembrano intercettati piuttosto che costruiti. È una lingua che non racconta: simula.
E funziona.
Una scrittura di sottrazione
Celeghin e Santi scelgono una via difficile: raccontare la guerra senza mai alzare la voce. Non c’è retorica, non c’è spiegazione didascalica del contesto geopolitico, e soprattutto non c’è quel surplus emotivo che spesso accompagna il genere. Il risultato è una prosa che può apparire fredda — e in alcuni passaggi lo è — ma che proprio per questo acquisisce una forza particolare. Il lettore non viene guidato, ma esposto. Deve interpretare segnali, comprendere dinamiche, decifrare un lessico specialistico che, pur mitigato da un glossario, resta impegnativo. Non è una scelta inclusiva, ma è una scelta coerente. Il vero nodo stilistico del libro sta qui: nella tensione fra realismo e accessibilità. Identità nascoste privilegia senza esitazioni il primo, e questo lo rende un oggetto letterario più vicino alla memorialistica operativa anglosassone (Andy McNab, per intendersi) che alla tradizione thriller italiana.
L’azione come grammatica, non come spettacolo
Le sequenze d’azione sono numerose, e tutte costruite secondo una logica rigorosa: movimento, osservazione, contatto, risposta. Non c’è mai caos gratuito. Anche nelle scene più violente, ogni gesto ha una funzione. Sparare non è un atto narrativo, ma un effetto di sistema. È come ascoltare una partitura perfetta eseguita tutta in fortissimo.
Ombra e gli altri: l’individuo nel collettivo
Il protagonista, Ombra, è una figura volutamente opaca. Non ha un’identità pienamente definita, non ha una psicologia esplicitata, non ha una voce interiore invasiva. È un uomo che esiste attraverso ciò che fa, non attraverso ciò che pensa. È una scelta narrativa forte, e in larga parte riuscita. Attorno a lui si muove una squadra ben delineata per funzioni — Falco, Lupo, Nero, Mambo — anche se meno sviluppata sul piano umano. I personaggi sono efficaci sul campo, ma raramente escono da esso. Il loro ruolo è voluto, ciò li rende certamente funzionali ma anche meno coprimari effettivi.
Di nuovo: coerenza con il mondo rappresentato, ma a discapito di una maggiore profondità emotiva; è l’unica scelta narrativa che potrebbe giustificare una qualche critica da parte di lettori esigenti.
Il vero tema: non la guerra, ma il metodo
Ridurre Identità nascoste a un romanzo di guerra sarebbe un errore. Il cuore del libro non è il conflitto, ma il metodo. La disciplina, la ripetizione, la capacità di prendere decisioni in condizioni limite. È un romanzo sul controllo. E, in filigrana, è anche un romanzo sulla trasformazione: cosa succede a un individuo quando vive per anni in un sistema che riduce l’errore al minimo e il margine umano all’essenziale. In questo senso, le pagine ambientate nel Kosovo — con la loro tensione urbana e la presenza costante di civili — sono forse le più interessanti: il nemico diventa invisibile, la distinzione tra minaccia e normalità si assottiglia, e la disciplina operativa entra in conflitto con la complessità del reale.
Un oggetto raro nel panorama italiano
Nel contesto editoriale italiano, Identità nascoste appare come un oggetto anomalo. Il military thriller, in Italia, è spesso derivativo o spettacolarizzato. Qui invece si tenta una strada diversa: realismo radicale, costruzione rigorosa, assenza di retorica.
Non è un libro per tutti, e non vuole esserlo. Ma è un libro che colpisce.
Conclusione
In conclusione, ho avuto l’onore di editare questo romanzo che, in verità, non richiedeva grandi interventi. Il ritmo degli eventi è riuscito a trascinarmi completamente, al punto da farmi dimenticare, più di una volta, di essere al lavoro: ho divorato pagine su pagine come un semplice lettore. Ed è proprio qui che risiede uno dei suoi maggiori punti di forza. Pochi libri riescono a distogliermi dalla concentrazione necessaria per l’editing; questo, invece, ci è riuscito, costringendomi a tornare sui miei passi e a rileggere più volte per mantenere lo standard professionale. Un’esperienza che, oltre a confermare la qualità dell’opera, ne evidenzia anche il forte potere immersivo.
Identità nascoste è un romanzo solido, ambizioso, a tratti spiazzante. Non cerca il lettore: lo mette alla prova. La sua forza sta nella coerenza e nella precisione, i suoi limiti nella ripetitività e nella distanza emotiva. È, in definitiva, un libro che chiede molto e restituisce molto, purché si accetti di entrare nel suo ritmo.
E una volta entrati, uscirne non è così semplice.
Alfredo Bechis è nato a Pavia nel 1972. Dopo gli studi universitari si è trasferito in Belgio, dove ha vissuto per oltre vent’anni, lavorando tra Bruxelles e Anversa in ambiti legati alla comunicazione e all’analisi dei comportamenti sociali. Proprio in Belgio ha esordito come autore di thriller psicologici, pubblicando due romanzi che hanno ottenuto un buon riscontro di pubblico per l’atmosfera cupa e la capacità di indagare le zone d’ombra della mente umana. Nel 2025 è rientrato in Italia, dove ha deciso di dare una nuova direzione alla propria scrittura, mantenendo però il focus sulle dinamiche del controllo, della memoria e dell’identità.
Con CIESSE Edizioni ha pubblicato il suo primo romanzo in Italia: L’Ordine delle Ombre, un romanzo psicologico che unisce tensione narrativa e introspezione.
