Il saggio più fastidioso dell’anno.
Non dice se è vera.
Peggio: dice cosa sappiamo davvero.
Un saggio di: Carlo Santi
“Sindone. L’indagine impossibile”
(Ciesse Edizioni, collana I nostri saggi – pp. 200 circa, 19 euro). In libreria da novembre 2026, distribuzione nazionale Messaggerie Libri, Promozione curata da PromoBIGS.
Recensione
Di Carlo conosco una grande capacità di analisi e di ricerca, che sia storica o di altra natura, lui cerca e trova l’impossibile, poi lo analizza, lo smonta, lo ricompone e poi non ti dice se è vero o falso, ma ti mostra il risultato, e tu ne fai quello che credi. Ma qui è andato oltre alla semplice ricerca e analisi: ha creato un vero e proprio “cold case”, un “delitto” irrisolto, come fosse un detective della omicidi di New York.
Leggendo il suo saggio sulla Sindone mi è venuto un colpo: se c’è una notizia che farà infuriare tutti, questo libro la fornisce in modo brutale e senza sconti. Sulla Sindone non è ancora stata scritta la parola fine, e non è una buona notizia per nessuno dei due partiti dalle posizioni opposte.
Da duemila anni il lenzuolo di Torino riesce in un miracolo che la scienza non spiega: mette d’accordo i devoti e i debunker sul fatto che l’altro è un cretino. I primi vedono un negativo fotografico del 33 d.C., i secondi un falsario medievale con la passione per la chimica. In mezzo, di solito, c’è il vuoto.
Carlo Santi – quello della pubblicata Trilogia del Tempio, come anche della trilogia Cristiana inedita, e infine sempre lo stesso Santi del saggio “Zona Grigia”, altro suo inedito che parla del rapporto Stato/mafia – ha deciso di occupare proprio quel vuoto.
E lo fa con esiti a dir poco “irritanti”.
Il suo “SINDONE. L’indagine impossibile” è il primo saggio sulla Sindone che non vuole convertirti. Vuole schedarti. Ogni capitolo è un 118: arrivo sul luogo, descrizione del reperto, triage. FATTO / INDIZIO / IPOTESI / CONGETTURA. Poi tre colonnine che da sole valgono il prezzo: Cosa sappiamo / Cosa non sappiamo / Cosa è stato smentito. Con data di ritrattazione e, quando serve, con l’ammissione che un dato citato da tutti è sì citato da tutti, ma invero non esiste.
È un metodo da cancelliere di Trastevere – non a caso Santi viene da “La pietra e il fuoco”, altro inedito che risulta il suo romanzo più bello sui copisti del 64 d.C. – applicato a un oggetto che di solito si maneggia con guanti da messa. Risultato: quando arriva al radiocarbonio del 1988, quello che per i sindonologi è il Vangelo e per i sindonofobi è la pistola fumante, Santi non grida al complotto. Legge riga per riga. E ti dice cosa dice, cosa non dice, e cosa hanno detto dopo Arizona e Oxford quando si sono accorti che il campione era preso da un angolo rammendato.
Noioso? Molto. Utile? Moltissimo.
È la prima volta che qualcuno ti spiega che “medievale” non vuol dire “falso”, vuol dire solo “campione medievale”. Stessa cosa per WAXS, pollini, sangue di gruppo AB, DNA mitocondriale di mezzo pianeta trovato sul lino. Santi li tratta come li tratterebbe un primario di Medicina Legale: “interessante, ma non depone”. Il miracolo, qui, è che non ne fa un miracolo. Ne fa un fascicolo. Il che, ovviamente, scontenta tutti.
Il devoto chiuderà il libro deluso: dov’è il prodigio? Dov’è l’aureola?
Lo scettico lo chiuderà innervosito: dov’è la stroncatura? Dov’è il “è un falso, punto”?
Santi non si lascia intimidire, non gli dà nulla di tutto questo, invero, gli dà una cosa peggiore: una bibliografia.
Il sarcasmo involontario del libro è tutto qui. In un Paese dove sulla Sindone si sono scritti 3.000 titoli con parole come “mistero”, “segreto”, “rivelazione”, arriva uno che scrive “verbale” e “catena di custodia”. E scopri che il lenzuolo più studiato al mondo è anche il meno custodito. Che sappiamo tutto dell’immagine e quasi nulla della sua storia tra il 1204 e il 1353. Che la scienza più citata è quella meno letta.
L’unico difetto, ed è serio, è che a forza di non voler prendere parte, Santi a volte sembra un vigile urbano che multa entrambi i cortei. La sua laicità da manuale del 118 – “non discuto di fede, discuto di procedure” – funziona in ambulanza, funziona meno davanti a un oggetto che per un miliardo di persone è fede.
Ma è un difetto onesto. E raro.
Alla fine, “SINDONE. L’indagine impossibile” non ti dice se devi credere. Ti dice una cosa più scomoda: che se vuoi credere o non credere, devi farlo senza barare con le fonti. Che, detto in tempi di post-verità sindonica, è quasi un atto di fede.
Santi confessa che sulla Sindone ne stava scrivendo un Thriller con il suo Tommaso Santini protagonista, poi lo ha trasformato in un saggio. Invero, appare un saggio con tendenze al thriller: da vero Cold Case.