Descrizione
28 maggio 1898. In un Duomo chiuso al pubblico, un avvocato dilettante di fotografia sviluppa una lastra di vetro e vede comparire un volto che nessuno, fino a quella notte, aveva mai visto in quel modo: un’immagine che si comporta come un negativo fotografico, quarant’anni prima che qualcuno concepisse il negativo fotografico.
Da allora, la Sindone di Torino è stata fotografata, misurata, irradiata con raggi X e con laser, sequenziata nel proprio DNA. Superficialità di duecento nanometri, assenza di pigmento, tridimensionalità codificata, comportamento da negativo, sangue vero senza immagine sotto: proprietà che, prese insieme, nessun laboratorio al mondo è ancora riuscito a riprodurre in un solo esperimento.
Santi tratta questo tessuto come un reperto giudiziario: catena di custodia, perizie, controperizie. Non chiede al lettore di credere. Chiede di seguire le prove, capitolo dopo capitolo, dal negativo di Secondo Pia al verdetto radiocarbonico del 1988, dalle nuove datazioni chimiche di Padova alla cristallografia a raggi X del CNR di Bari che nel 2022 ha riaperto il caso.
Non è un libro per credere. È un’indagine per capire perché, dopo sette secoli, il caso non si è mai chiuso e perché, forse, è proprio questo il dato più interessante di tutti.






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