Descrizione
Gianni cammina in una città che progressivamente smette di riconoscerlo. Gli spazi si restringono, le possibilità si riducono, gli oggetti scompaiono. Non c’è un evento traumatico, non c’è un colpevole visibile: c’è un sistema che funziona.
Un destino qualsiasi racconta la marginalità come processo silenzioso e strutturale. Non l’emarginazione come fatto eccezionale, ma come esito normale di un’organizzazione che misura, seleziona, rimuove senza dichiararsi. Gianni non viene espulso: viene reso superfluo. Con una scrittura rigorosa e controllata, Santi costruisce un romanzo per sottrazione, in cui la città diventa un dispositivo narrativo e il corpo del protagonista l’ultimo strumento di resistenza. I luoghi si trasformano in corridoi obbligati, le soste in esposizioni, il movimento nell’unica forma possibile di esistenza.
Un romanzo che non denuncia e non consola, ma osserva con precisione chirurgica il funzionamento dell’esclusione contemporanea. Una storia senza redenzione, che porta fino in fondo la propria visione.







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